Bikeconomics

La European Cyclists’ Federation ha provato a calcolare il valore economico dell’uso della bicicletta nei paesi UE, stimando che la vendita e l’affitto di biciclette e componenti, lo sviluppo di infrastrutture ciclabili, i benefici all’ambiente, i vantaggi per la salute intesi come risparmio del settore sanitario, il risparmio nell’uso del carburante e la riduzione di inquinamento e rumore si traducono in una cifra più grande del PIL della Danimarca (Calcolo nel 2010, fonte European Cyclists’ Federation).

Se la bike-economy è assimilabile a un piccolo, efficiente stato europeo, il turismo in bicicletta non è da meno. Secondo i dati della Allgemeiner Deutscher Fahrrad-Club (ADFC), la federazione tedesca che promuove l’uso della bici, nel 2009 4,9 milioni di tedeschi hanno effettuato una vacanza in bici dormendo fuori almeno una notte.

L’utilizzo della bicicletta in Europa, stimabile nel 7,2% di percentuale di utilizzo rispetto agli altri mezzi, genera ogni anno un giro d’affari di 200 miliardi di euro.

È la ‘bikeconomics’, l’economia che ruota attorno alla bicicletta. Solo la produzione e la vendita di biciclette e accessori in Europa ha un giro di affari che si aggira sui 18 miliardi di euro all’anno, mentre il settore del cicloturismo muove ogni anno oltre 44 miliardi di euro. Una rilevazione di Eurovelo stima che ogni chilometro di ciclabile turistica genera un indotto annuo tra i 110 e i 350.000 euro/km. In Germania ogni anno genera 16 miliardi di euro e occupa a tempo indeterminato circa 300.000 addetti. La ciclabilità fa bene anche all’economia domestica: secondo l’Istat, passare dall’auto alla bicicletta per recarsi al lavoro significa risparmiare dal 16 al 20% del proprio stipendio. E a proposito di lavoro, la ciclabilità offre anche nuove opportunità: secondo il Ministero dei Trasporti francese, ogni milione di euro investito sulla mobilità ciclabile genera 10 posti di lavoro contro i 2,5 posti nel settore automobilistico. I Paesi Bassi impongono una carbon tax una tantum all’acquisto di un veicolo a motore. Nel 2012 il gettito è stato di 5,4 miliardi di euro e ha determinato dal 2007 una importante variazione nelle preferenze di acquisto, a vantaggio di veicoli ibridi ed elettrici ed un abbattimento delle emissioni medie di Co2. I proventi sono stati reinvestiti nella mobilità sostenibile.

E in Italia? Il Libro Bianco dei Trasporti realizzato da Confcommercio nel 2012 valuta che la congestione stradale nella sola Italia sia responsabile della perdita di oltre 50 miliardi di euro all’anno, pari al 3% dell’intero PIL nazionale. A Torino ci sono 640 auto ogni 1000 abitanti, minorenni compresi. Nell’Europa della zona Euro la media e di 420 auto ogni mille abitanti (dati Epomm – European Platform on Mobility Management).

La congestione del traffico nella nostra rete stradale costa all’Italia 3 punti % di PIL a causa dell’inefficienza logistica (Aci, Legambiente -2013).

In Olanda ogni anno vengono investiti in ciclabilità 25 euro pro capite, in Gran Bretagna 2,35 euro, in Ungheria 3 euro. A livello aggregato, in tutta l’Unione Europea vengono investiti una media di 56 euro pro capite per generare un beneficio economico di 400 euro pro capite. Il rapporto tra costi e benefici è quindi di circa 1:70.

In Italia meno di 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta, e il 22,1% dei giovani è in sovrappeso, di cui il 10,2% in condizioni di obesità; nei Paesi Bassi, dove il 70% dei bambini si reca a scuola in bicicletta, solo il 13% della medesima fascia d’età risulta in sovrappeso e il 7% di questi sono in stato di obesità. Uno studio condotto dalla città di Copenhagen ha identificato che recarsi al lavoro camminando o andando in bicicletta riduce il rischio di mortalità legato a malattie cardiovascolari del 28%.

Secondo Legambiente, l’inquinamento acustico prodotto dal traffico causa disturbi al 44% della popolazione Ue e costa 326 miliardi alla sanità comunitaria. Per l’EEA, Agenzia Europea dell’Ambiente, il trasporto urbano genera nel mondo attorno al 25% delle emissioni di Co2 in larga parte responsabili del cambiamento climatico.